mercoledì 2 maggio 2007

Killer Office

"Quando una cosa si ha da fare, si ha da fare." si disse l'assassino aprendo un cassetto della scrivania e scostando i fogli che nascondevano la pistola. Impugnandola saldamente si alzò dalla sedia e andò alla porta scostandola un poco per spiare fuori. Tese dapprima l'orecchio e colse voci lontane, una risata isolata, lo squillo di un telefono nervoso e inascoltato. Tipici rumori di un fine pomeriggio dentro un ufficio. La sua testa oltrepassò la soglia facendolo simile a quei trofei di animali nelle case inglesi, scrutò a destra e a sinistra lungo la teoria di porte bianche che interrompevano la monotonia delle pareti bianche, nude e crude sotto la luce bianca. In mezzo a tutto quel biancore stranamente così tendente al grigio, guardò attentamente fino alla fine del corridoio non scorgendo nessun essere umano e neanche un funzionario. Finalmente uscì nel corridoio e prese ad avanzare, senza nessun rumore, sulla moquette sbiadita. Deciso e apparentemente tranquillo, teneva il braccio destro disteso lungo il corpo con la mano che impugnava l'arma un poco nascosta dietro la coscia.
Arrivò di fronte all'ufficio che gli interessava. La porta, solitamente aperta, era solo accostata lasciando comunque intravedere una parte dell'arredamento. Il killer sbirciò all'interno inquadrando l'unica scrivania, perpendicolare alla porta.
Lì era seduta la vittima.
Il capo chinato non per una quotidiana sottomissione ma in una lettura di alcuni fogli lì davanti, la fronte solcata da rughe nate da un inutile sforzo concentrativo, più contorte delle pieghe della camicia, peraltro inappuntabile, le spalle distese, rilassate, ignare del pericolo imminente.
Sarebbe bastato forse un piccolo gesto per evitare l'inevitabile. Una mano che disfa il nodo della cravatta, un mezzo giro di sedia per lasciare vagare l'occhio, finalmente improduttivo, fuori dalla finestra, uno sbadiglio liberatorio e senza ritegno.
Ma non accadde niente di tutto ciò. Anzi, la vittima tracciò un piccolo segno giallo con l'evidenziatore annuendo pensosamente e il Giustiziere allora mise la pietra tombale su ogni scrupolo, su momenti condivisi, su un futuro già passato remoto.
E agì.
Con il braccio sinistro spalancò piano la porta mentre l'arma si alzava al livello di mira.
- Capo ?- disse dolcemente come se svegliasse un bimbo che deve andare a scuola.
Il bersaglio alzò il viso accompagnando lo sguardo un po' sorpreso da un automatico: - Sì ?
Contemporaneamente il killer premette il grilletto e dalla pistola uscì un "plop".
Subito una freccetta con ventosa comparve sulla fronte del bersaglio rendendolo simile ad uno stupito liocorno.
Lo sparatore soffiò dentro la canna dell'arma, consapevole dell'inutilità del gesto, dopodiché se ne andò via senza un sorriso, silenziosamente come era venuto.

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