giovedì 22 novembre 2007

Agosto in Azienda

2/8/2000

E arrivava il mese di Agosto e accanto alla comunicazione che erano già stati inseriti i cartellini di Agosto ce ne era un'altra del sindacato che diceva che la mattina del 2 ci sarebbe stata la celebrazione delle vittime della strage in stazione e che l’azienda concedeva un permesso da non recuperare dalle 9 alle 11 per chi voleva parteciparvi.

E allora c’era chi si metteva d’accordo con i colleghi perché in alcuni uffici i capi erano preoccupati che non rimanesse nessuno per due ore, e c’era chi non si metteva d’accordo perché tanto per due ore non casca il mondo né tantomeno casca una compagnia di assicurazione. E poi c’era chi andava via alle 9.00 per andare anche in corteo, e c’era chi andava via alle 9.30 perché rimaneva inchiodato da una telefonata di lavoro e c’era la troncava dicendo: “Scusa ma stò andando via. Sai è il 2 Agosto…” e dalla altra parte del filo rispondevano “Ah, sì, è vero… vai vai. Non casca mica il mondo se mi richiami tra un paio d’ore o nel pomeriggio.”

E c’era chi ci andava a piedi , magari partendo da solo e poi unendosi a qualche gruppetto di colleghi incontrato per strada. Oppure prendeva l’autobus e rideva e scherzava come quando si esce da scuola prima. O anche si facevano le macchine, perché tanto, di Agosto, un parcheggio si trova e “vuoi che i vigili facciano la multa proprio stamattina ? E poi se stà in divieto per un paio d’ore, non casca il mondo”

E poi, nel piazzale della stazione, si cercava un posto un po’ all’ombra perché d’Agosto il sole picchia. Ma il posto all’ombra era già occupato dai pensionati, mischiati ai viaggiatori frettolosi. E allora si stava comunque in gruppo e si guardava chi c’era e chi non c’era. E c’era sempre chi non ci si aspettava che ci fosse e non c’era chi ci si aspettava che ci fosse. E ancora si parlava e qualcuno diceva che, in quel giorno di 10 anni fa, lui era proprio passato di lì un po’ prima che succedesse e qualcun altro, quel giorno lì, era al mare o in montagna con i nonni e giocava aspettando i cartoni di Candy candy.

E poi arrivava il corteo e, piano piano scendeva sempre di più il silenzio fino a che non saliva sul palco il Presidente della Associazione delle Vittime. Allora ci si alzava sulle punte dei piedi per guardare oltre a chi si proteggeva la testa con un quotidiano, alla folla, agli stendardi delle città e alle bandiere delle associazioni e si applaudiva indignati quando lui parlava di verità, giustizia e abolizione del segreto di Stato sulle stragi. E mentre l’oratore parlava si avvicinava un collega che era solo una faccia da corridoio e sussurrava: Con suo figlio ci andavo a scuola.

E poi, alle 10,25 c’era il minuto di silenzio e il fischio del treno, e si stava tutti zitti e pensierosi e poi partiva un applauso che sembrava lunghissimo e alla fine qualcuno aveva gli occhi umidi.

E poi parlavano le istituzioni e c’era chi applaudiva il sindaco e chi fischiava il rappresentante del governo di turno e chi si metteva all’ombra o voleva andare via perché di quello che dicevano le istituzioni non gliene fregava niente o perché erano quasi le 11. E poi si tornava indietro e magari ci si sedeva un attimo ad un barettino perché faceva molto caldo e c’era sempre chi diceva: Arriviamo tardi, sono già le 11. E allora qualcun altro rispondeva: Vorrà dire che prenderemo mezz’ora di permesso da recuperare, cosa vuoi che sia, non casca mica il mondo.

E poi c’era chi andava alla Celebrazione perché erano scoppiate altre bombe o perché erano cambiati i nomi dei partiti o perché al governo c’era chi voleva cambiare qualcosa sulla lapide commemorativa. E il piazzale era un po’ diverso per via della sua ristrutturazione ma sembrava sempre uguale come le facce dei pensionati all’ombra e tra cui si riconosceva, magari, un vecchio collega. E mentre si aspettava il corteo qualcuno ricordava che, in quel giorno di 20 anni fa, lui era proprio passato di lì un po’ prima che succedesse e poi si ascoltava il nuovo Presidente della Associazione delle Vittime e si applaudiva quando lui parlava di verità, giustizia e abolizione del segreto di Stato sulle stragi e alcuni fischiavano il nuovo sindaco ed altri applaudivano il rappresentante del governo di turno.

E poi si tornava indietro, con la breve sosta al solito barettino perché faceva caldo e c’era sempre chi diceva: Arriviamo tardi, sono già le 11. E allora qualcun altro rispondeva: Vorrà dire che prenderemo due ore e mezza di permesso da recuperare.

Perché ora il mondo forse sarebbe anche potuto cadere per un paio d’ore di permesso ma la memoria stava ancora ostinatamente in piedi.

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